IL SUGGESTIVO PERCORSO RACCONTATO ANCHE DA 150 INCISIONI LASCIATE DAI CARCERATI NEL CORSO DEI SECOLI

Presentato anche un documentario realizzato dall’associazione “148 Produzioni”
I visitatori potranno acquistare i ticket di ingresso sul sito giardinodininfa.eu

“Per tutto c’è il suo tempo e ogni cosa sotto il cielo accade nel suo momento”. E’ una delle incisioni rinvenute nelle prigioni del Castello Caetani di Sermoneta. Un carcerato, siamo nel 1500, rinchiuso nella Torre del Belvedere, si affida a una citazione in latino, un passo biblico dell’Ecclesiaste. Mentre un altro, nel 1634, scriveva: “Lattuca bona e cicoria fratesca maun poco di carne di vitella forebe meglio, ma la libertà meglio di ogni cosa”. Ne sono state rinvenute circa 150, incisioni e graffiti che raccontano la storia antica, lunga secoli, del Castello Caetani di Sermoneta.

Da oggi, grazie al lavoro della Fondazione Roffredo Caetani, i visitatori del Castello potranno vedere queste antiche stanze dove per secoli sono stati rinchiusi i carcerati che sono passati, come il territorio e i possedimenti intorno a Sermoneta, nel mezzo della secolare guerra tra i Caetani e i Borgia in quella che per un periodo di tempo diventò anche una struttura inquisitoria e detentiva dal 1500 sino al saccheggio napoleonico poco prima di tornare nelle mani della nobile famiglia Caetani nell’Ottocento.

I turisti, oltre al normale percorso per visitare il Castello, potranno vedere:

  • La Sala dei Gendarmi, o anche chiamata in età moderna Camerone, adiacenti ai quali vi sono le “Carceri delle Donne” è possibile vedere dei graffiti con grandi iscrizioni su cartiglio dipinto tracciate ad inchiostro nero o rosso che vanno dal 1606 al 1634;
  • Le cucine dei soldati con un grande camino e le olearie in cui in grandi orci di terracotta si conservava l’olio;
  • Le Prigioni della Base del Maschio, chiamate delle “Camere Pinte”. In queste vi sono dei graffiti settecenteschi realizzati con molta probabilità dai soldati delle truppe napoleoniche durante l’occupazione del Castello;
  • Prigioni del Belvedere distribuite su quattro piani diversi. L’ultima stanza al piano terra, chiamata “Impiaccatoia”, è quasi completamente al buio, salvo un’unica feritoia, può essere individuata come la “stanza delle esamine” più volte citata nei documenti, adibita agli interrogatori. In questo spazio presenti alcune testimonianze grafiche: si evidenzia una sirena bicaudata che serra nelle mani le estremità della pinna, eseguita a carboncino con una certa disinvoltura nel tratto. Catturano l’attenzione un’iscrizione in latino in lettere capitali risalente con probabilità al XVI secolo.

“Apriamo oggi – spiega il presidente della Fondazione Roffredo Caetani, Tommaso Agnoni – un altro angolo straordinario del nostro territorio. Un angolo affascinante dove possiamo ripercorrere la storia di questo Castello attraverso un punto di vista inedito, quello appunto dei carcerati che nel corso dei secoli sono stati rinchiusi nelle antiche prigioni. E questo può avvenire perché non diamo la possibilità ai visitatori di vedere solo i luoghi che un tempo fungevano da prigioni ma anche di leggere, personalmente, le incisioni e quindi le storie delle persone che vi sono state rinchiuse. Il nostro obiettivo e la ragione per la quale i Caetani hanno voluto istituire la Fondazione, è proprio questo: conservare questo enorme patrimonio storico e culturale e metterlo a disposizione delle future generazioni. Il Castello Caetani di Sermoneta è un fiore all’occhiello che merita di essere ulteriormente valorizzato e sono certo che i visitatori, dopo una passeggiata nella bellissima Sermoneta e magari a Ninfa come nel resto del meraviglioso territorio pontino, resteranno affascinati dalle storie nascoste anche tra le mura di questa fortezza. Storie antichissime, anche avvolte dal mistero, storie affascinanti che si perdono  nei secoli e che oggi stiamo contribuendo a riscoprire”.

Nel corso della visita riservata alla stampa è stato presentato il documentario dell’Associazione 148 Produzioni, immagini suggestive ed inedite attraverso le quali vengono raccontate le prigioni del Castello, la loro storia anche tramite i graffiti lasciati dai carcerati nel corso dei secoli. L’Associazione 148 Produzioni è formata da giovani di Latina (Pierluca Zanda, Michele Catalano e Lara Limongelli) e opera nel campo dell’audiovisivo.

Tra i file allegati, oltre ad alcune foto riprese dal documentario e della conferenza stampa di oggi, anche il video nei formati da 1 minuto e 30 secondi e da 3 minuti e 30 secondi. Il documentario, un lungometraggio della durata complessiva di 50 minuti, verrà distribuito dopo l’estate e parteciperà anche ai festival di categoria.

I biglietti per visitare il Castello sono disponibili online sul sito www.giardinodininfa.eu