di Mauro Nasigiornalista

Ottanta anni fa i butteri e cavalli cisternesi dei Caetani incontravano quelli toscani dando vita alla razza maremmana. Quest’articolo celebra l’ottantesimo anniversario del viaggio di Mariano Molinari da Cisterna a Grosseto, l’uomo che unì le due “patrie” dei butteri, Cisterna e la Toscana.

Due territori oggi distinti e divisi geograficamente, un tempo simili e facenti parte di una stessa area omogenea. Era la “Marittima” ovvero la fascia costiera che dal grossetano attraversava il viterbese, la campagna romana, la palude pontina fino al fiume Garigliano. Una porzione di territorio particolarmente difficile, insidiosa, inospitale. Invasa più o meno permanentemente dalle acque stagnanti, in cui insisteva una folta vegetazione spontanea, un clima umido che a loro volta costituivano l’habitat ideale per fastidiosi tafani e micidiali zanzare portatrici di malaria.

Nonostante le distanze geografiche tra le due “patrie” dei butteri, la sorte che toccava agli italici mandriani era molto simile: una continua scommessa tra la vita e la morte, un’esistenza di stenti e sacrifici, una grande abilità nella doma e nella cura del bestiame, in particolar modo del cavallo. Quel cavallo che, appunto, della “marittima” porta traccia nel nome della sua razza e che costituisce il più forte legame storico-culturale-antropologico che ha unito la popolazione di questi territori.

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Mariano Molinari – foto famiglia Molinari

Pur con tratti distinti, il maremmano cosiddetto “antico”, forgiato dagli ambienti impervi e da uno stile di vita estremamente duro, presentava in origine caratteristiche comuni tra quelli della Toscana e del Lazio. Le sue forme erano abbastanza tozze, irregolari, spigolose, di statura piuttosto bassa, profilo montonino, collo corto, schiena a mulo. Successivamente, con l’avvicendarsi degli eventi storici (gli allevamenti toscani degli Asburgo Lorena andati in disgrazia, quelli romani dei Caetani divenuti fiorenti e tra i più rinomati in Italia fino al 1920), si distinsero due specie di razza maremmana: quella grossetana e quella romana.

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Mariano Molinari mentre doma cavallo

Riguardo a quest’ultima, l’allevamento dei Caetani si caratterizzava per gli insanguamenti di esemplari arabi e inglesi conferendo alla “nuova specie” maggiore altezza e agilità mantenendo tuttavia rusticità e resistenza. Per questo il Regio Esercito acquistò a lungo i cavalli prodotti dai Caetani destinando i migliori esemplari agli ufficiali.

Negli anni Venti, l’Opera Nazionale Combattenti (O.N.C.) avviò, a Cisterna come all’Alberese (Grosseto) l’opera di bonifica dei terreni sommersi dalle acque per ricavarne poderi con terreni coltivabili, da assegnare ai reduci della prima guerra mondiale. Decise inoltre di risollevare le sorti della Tenuta di Alberese, da tempo in condizioni disastrose con gran parte del bestiame disperso e denutrito, affidando la direzione di questa a Mariano Molinari, esperto massaro cisternese che nell’ottobre del 1934 si trasferì in Toscana. Oltre alla famiglia, Molinari portò con sé i tori Poderoso e Prepotente, una ventina di fattrici e alcuni stalloni da lui stesso selezionati in terra pontina.

Iniziò così una intensa opera di miglioramento e selezione del bestiame con esemplari di Cisterna, che condusse allo splendore l’azienda Alberese uniformando e stabilizzando la razza maremmana fino all’attuale, cosiddetta “migliorata”, in cui oltre alla tipica forza e resistenza sono presenti anche caratteristiche di eleganza, armonia, altezza.

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Mariano Molinari – marca vitello (foto Consorzio Bonifica Agro Pontino)

 

Cessato l’acquisto di cavalli dal Regio Esercito, la selezioni di cavalli proseguì sotto l’attenta e capace guida di Italo Molinari, figlio di Mariano, per la produzione di esemplari da competizione sportiva discendenti da stalloni come Fauno o Priamo dei Molinari. Nacquero così prestigiosi campioni nazionali e internazionali che hanno lasciato il segno nella moderna competizione italiana come Ursus del Lasco, Enterprise, Petronio, Poderoso, Quotidiana, Uragano, Lanciotto, Minerva, Nettuno, Trionfo, montati in tante gare da grandi campioni come Graziano Mancinelli e dal recentemente scomparso Raimondo D’Inzeo.

Grandi protagonisti di una storia dal sapore di leggenda, quella scritta da Mariano Molinari, il figlio Italo e il nipote Mario Petrucci. Tre grandi butteri dell’Alberese giunti ottanta anni fa da Cisterna dove due di loro attualmente riposano.